Alcune allieve mi chiedevano come creare un rapporto sano con il cibo. Con l’abbondanza di cibo dei nostri paesi occidentali e una certa insoddisfazione nei rapporti umani sempre più persone soffrano di un rapporto squilibrato con il cibo. Si mangia senza ritmo, senza appetito, senza “ rendersene conto”… Non come esperta di alimentazione invece come insegnante di yoga mi sono fatti alcune idee* su questo tema e ci siamo incontrati per cercare a farsi un’immagine di come nutrirsi.

L’alimentazione, il fatto di mettersi in contatto con un alimento e di assimilarlo è un gesto importante, che permette in conseguenza anche un rapporto della consapevolezza con il corpo. Se non si mangia, se si fa un digiuno di alcuni giorni allora la consapevolezza si stacca un po’ del corpo. Alcune sensazioni come quelle del tocco sulla pelle si riducono.

Se all’opposto si lasciamo al desiderio della golosità senza una visione d’insieme, allora la consapevolezza si attacca così forte al corpo che non è più libera per altre relazioni,… Spesso una persona che si abbuffa di cibo, non lo fa in relazioni con gli altri, invece spesso in nascondiglio.

In generale un godimento degli alimenti troppo orientati al consumo è come un dolore che viene conferito all’intero essere umano. Nel piacere forte del palato, non vive perciò una vera gioia, ma una preoccupazione triste.”**

Mangiucchiare, Abbuffarsi oppure rifiutare completamente il cibo sono come due grandi estreme espressioni nel modo di nutrirsi. Sia l’uno che l’altro non sono effettivamente in relazione con il mondo esterno. Il fatto di nutrirsi è nella sua essenza un intensa connessione con la vita esterna, con le condizioni di luce e di calore che si estendono sui campi, con la  loro crescita e la mano saggia di chi li coltiva,…

Golosità –———————— Ascetismo

si oppongono

Osservando il risultato di un atteggiamento troppo rivolto al consumo si pone naturalmente la domanda: Come trovare un rapporto con il cibo che ci dà una soddisfazione senza perdersi nel godere,… in cui manteniamo una visione d’insieme e un “gesto” rivolto all’esterno?

Quale attività potremmo svolgere per trovare una  posizione mediana tra questi due estremi?

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Sia nella pratica dello yoga che in altri campi della vita, ho potuto osservare che una soddisfazione reale occorre quando arriviamo a creare una forma partendo da un ideale. Questa attività proviene dal pensare e la possiamo anche applicare all’arte culinarie. Tanto più arrivo a ben pensare l’ideale e quindi a ben formare una pietanza, tanto più essa si apre agli sensi e nell’azione di nutrirsi troviamo un equilibrio. Tra ascetismo e golosità potremmo piazzare l’idea di una gioia di sensi che accade quando essi vengono guidati da un pensiero.

Il godimento trova il suo posto giusto tanto più siamo coscienti che non conta ciò che estraiamo dalla vita, ciò che consumiamo invece ciò che arriviamo a creare per gli altri, per la natura…Nell’azione di mangiare esiste un profondo desiderio di mettersi in relazione tramite i sensi con gli elementi esterni. Se la golosità prevale allora i sensi non arrivano più a toccare con sensibilità gli alimenti,… Nell’arte culinarie possiamo grazie alla nostra attività mentale preparare il cibo a questa gioia dei sensi. Il pensiero, essendo all’inizio di tutte le forze vitali, può schiudere gli alimenti a una comunicazione delicata e a un’esperienza sensibile del gusto.

In realtà l’atto di mangiare, se lo conduciamo ad un livello culturale alto, non è mai un consumo, bensì un processo universale di dono, il quale dimora più all’esterno che non all’interno del corpo. è l’instaurazione di un rapporto con varie sensibilità del nutrimento, con diverse qualità di luce e calore, con le più svariate entità cosmiche.“**

Nei prossimi articoli vogliamo sviluppare alcuni esempi pratici di questa idea.

*Sulla base dello studio:

**l’alimentazione e la forza donatrice dell’uomo. capitolo Salute, moderazione e orientamento dei sensi verso l’esterno , Heinz Grill

Alimentazione e scienza spirituale, capitolo Alimentazione e sviluppo animico-spirituale, Udo Renzenbrink

Conoscere e cucinare i cereali, Walter Pedrotti